
Dediche e Critiche a Sabah
Dedica a Sabah Benziadi
di Mohamed
Bouzid Goulwar
Sabah d’Algérie
Sabah danse l’Algérie. Une myriade d’épopées, de civilisations et de beautés. Ce pays est une terre de rois, d’empereurs, de beys et d’augustes héros.
De Massinissa au dernier des héros de l’indépendance, clameurs et souffrances résonnent encore dans les veines de chacun de ces hommes indomptés et de ces femmes fières à la beauté racée. Il faut mille et un rêves et autant d’espérances pour entrer dans le cœur de ce pays, plusieurs fois millénaire. Car ici, du Djurdjura aux Aurès, les montagnes n’en finissent pas de s’étreindre aux forêts, les plaines verdoyantes de la Mitidja à Annaba courent inlassablement, à en perdre leur verdeur, jusqu’aux aux sommets des hauts plateaux de Msila et de Sétif, pour y sentir les premiers souffles chauds du désert. Ici, l’espace est un miracle de la Création et le temps une illusion.
Cette terre, cet espace ont sculpté Sabah. Le cœur et l’esprit. Le corps et la grâce. Pour qu’elle danse. Avec ses yeux, avec son regard. A en faire jaillir une toison de feu et de lumière, à vous rendre les âmes incandescentes, à mystifier les anges, à prier éperdument.
Ainsi l’Algérie, un livre ouvert, infiniment inachevé, perpétuellement en écriture.
Empereurs de Rome ou d’ailleurs, que n’aviez vous ressenti de troubles et d’admirations ici et là ? N’est ce donc pas cela qui vous a rendu un peu plus algérien, un peu moins romain ? Regardez-vous donc à Tipaza, à Cherchell, à Jemila, à Timgad, à Cirta, Hippone, partout votre infini hommage à cette terre nourricière, votre grenier et votre verger. Pourquoi s’être acharnés à laisser vos vestiges ? Est-ce donc ainsi que vous avez voulu conjurer le souvenir de vos délires, de vos extravagances ?
Levez les yeux au ciel, les minarets aspirent à l’infini, à l’éternel. Ici, la puissance est de foi.
Sabah danse. Les nuages sont prostrés et se drapent en elle. Son être est un souffle, porté par l’éther. Son corps est ivresse. Une baguette du Maître Céleste pour un chant symphonique, le chant d’Algérie. Sabah danse, le ciel est en transe.
Chanter l’Algérie, les chemins montent toujours et ne se ressemblent jamais. L’Algérie est mosaïque, couleurs de toutes les couleurs, sourires de toutes les candeurs, charmes de toutes les splendeurs. L’Algérie est l’arithmétique infinie : une mer de bleue, une mer de sable, des montagnes en neige, des plateaux de blés, des plaines d’orangers, des palmiers en miel, des hommes rebelles et des femmes, infiniment femmes.
Sabah ne danse pas. Elle rayonne l’euphorie, de cette nature, de ses promesses, de sa magie. Elle est toute l’Algérie en un seul mouvement, un seul regard, une seule volupté…. une seule gazelle.
Mohamed Goulwar
Washington, Mai 2005.
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Dedica a SABAH
Ci vuole del tempo per assaporare un'esperienza
intensa e così ora cerco di
esprimere a parole le emozioni vissute con La danzatrice SABAH BENZIADI e
le compagne di stage. Abbiamo vissuto insieme una settimana ricca di
sensazioni e di esperienze nuove.
Prima di tutto ballare questa danza in uno dei paesi dove si è sviluppata è
davvero impagabile,e farlo poi,all'aperto,
su una terrazza che guarda il Nilo è davvero magico.
Ogni giorno,nelle due ore e più di lezione,abbiamo appreso alcuni dei
movimenti della danza orientale e
imparato a riconoscere vari tipi di musica che spaziano
da quella "rai" a quella tuareg passando per quella piu'
classica. Abbiamo così capito che danza orientale è un
termine che racchiude vari stili e varie tecniche,sconosciute ai più.
Ma non abbiamo solo ballato,abbiamo visitato i templi
intorno a Luxor usando vari mezzi di trasporto : feluca,
battello,taxi,asino! (La nostra "galoppata" rimarrà viva
nei nostri ricordi per sempre insieme alle risate inconte-
nibili) ...E ancora il corso di cucina,la visita alla scuola
coranica,il mercato con i suoi colori ed odori.
Ma non è finita qui,la sera si andava per così dire a "fare
pratica" nei locali in cui si esibivano le ballerine così da
confrontare vari stili e tecniche di esecuzione.
Sabh non riusciva a trattenere la sua energia e si univa sempre alle danze
riscuotendo,con il suo entusiasmo, un enorme successo.
Conservo nella mia mente tutti questi ricordi che mi
accompagnano anche ora che sono tornata alla
quotidianità e per questo voglio ringraziare Sabah, che
non solo é una magnifica insegnante,ma anche una persona splendida,"dentro"
e fuori.
Alle mie care compagne di corso, che hanno contribuito
così tanto al successo di questa settimana, un grazie di cuore e un
arrivederci a presto!
Baci,Donatella Caldera . Milano
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Critica dello spettacolo
MILLE E SETTE VELI
di Vincenzo Salsetta*
Continua il successo del tour dello spettacolo Mille e Sette Veli della danzatrice e coreografa Sabah Benziadi. Dopo Alcamo, Cairo(Egitto), Menfi-Inycon dove ha replicato, questa volta a Sciacca un pubblico di oltre mille spettatori ha gremito lo spazio dell'Atrio Inferiore dell'ex Convento dei Gesuiti, per assistere allo spettacolo di danza e musica realizzato e diretto dalla stessa danzatrice,.
In perfetta forma fisica la direttrice e coreografa ha saputo tenere la tensione di attesa dello spettacolo sulla corda per circa due ore, durante le quali gli spettatori hanno assistito agli exploit artistici che si sono succeduti in sequenza con la fastosità e lo splendore dei giochi pirotecnici.
Musica, costumi, luci si sono intrecciati al volteggio delle danze e all'alitare delle braccia mosse da ritmi musicali in una stupenda scenografia orientale .
Sabah Benziadi ha profuso sentimenti dando il meglio di sé negli intricati passi delle varie danze (arabe, hawzi, tuareg, berbere, medio orientali e maghrebine) sostenute in equilibrio tra forme classiche e toni contemporanei.
Di grande levatura tecnica è stato il duetto con il percussionista Nordine in cui la nostra danzatrice ha dato vita ad una performance che ha fatto salire l'emotività del pubblico a livelli sentimentali. La Benziadi ha trasmesso feeling , dominando la scena con una qualità felina e morbida dei suoi movimenti. Bella e sfuggente, presente e assente perché tutta presa dal “sentire” la musica. D'altro canto la danza è l'unica arte che fa “vedere” la musica e lo fa con il corpo. Questo fatto conferma il legame della musica e della danza con la sfera dell'eros.
Come dicevo prima il maggior fascino dello spettacolo è nella tensione di attesa che non viene mai soddisfatta, mai portata al suo culmine, ma sedotta in altra attesa ancora più “calda”. Si vedono sgusciare dall'oscurità notturna, danzatrici in posa di fuochi, di un mistero antico ed eccitante che richiama alla mente iniziazioni a culti e smuove, in chi guarda, moti dell'anima.
Ogni coreografia è stata pensata con un sottotesto che anima lo stupore e la fastosa meraviglia di ciò che appare. Tale testo invisibile è generato dalla musica ma anche da una tensione che l'artista Sabah ha verso l'assoluto. Emblematica in questo è la danza del Tuareg che dà espressioni di solitudine profonda all'idea di deserto fino a divenire movimento cosmico sufi che con la sua rotazione si integra nell'assoluto.
Le altre danzatrici e l'attrice Khadra portano un femminile luminoso nella danza: accendono i fuochi di una genealogia dell'anima mediterranea. Danzano vestite di uno sfavillio d'argenti, di gemme e di abiti fiabeschi che fanno risplendere di divinità la bellezza del corpo di donna.
Vi è un versante dello spettacolo che si affaccia ai grandi problemi sociali quali: quello della desertificazione e quello delle migrazioni dei popoli poveri verso le aree di benessere, indici di un malessere naturale ed economico della società globale.
In questi momenti di spettacolo la danza di Sabah Benziadi si trasforma in teatro. Il palcoscenico si carica di tensione mimica espressiva che fa riflettere con leggera grazia lo spettatore.
La danza conclusiva dello spettacolo non poteva essere che un tripudio di movimenti che agitavano veli e paludamenti sullo splendore dell'oro e dell'argento, protagonisti Sabah e il suo corpo di ballo “El Kahina” costituito da otto ballerine (Khadra, Samara, Alessia, Daniela, Rosi, Samantha, Valentina) e dal Attrice Khadra accompagnate da musicisti e recitatori (Nordine, Enis); un trionfo dello spettacolo sulla danza che ha reso indimenticabile la serata che d'un tratto si fa notte, anzi una delle mille notti di Schehrazad, dove la vita trionfa sul finire di tutte le cose.
* Critico-poeta, Gela