VOCE DI UNO
CHE GRIDA
NEL DESERTO
Drammaturgia per voce, corpo, luce e immagine en plein air
Drammaturgia di Giacomo Bonagiuso
Regia di - RINO MARINO
Personaggi Interpreti
Giovanni Rino Marino
Erode Gaspare Giurlando
Erodiade Sandra Quartana
Salomè Sabah Benziadi
Gesù Gaspare Di Stefano
Myriam Giovanna Olmo
Danze e coreografie : SABAH BENZIADI
( DANZA DEI SETTE VELI , DANZA DEL CORTEGIAMENTO DI Salomè )
Cortigiane : Enza Dafne Alastra , Giusi Galatà
Battezzandi : Salvatore Graffeo ; Nino Luppino
Predicatore : Ignazio De Blasi
Suonatore di tamburo: Liborio Maggio
Appestati e monatti Leo Di Martino, Lory Fontana, Salvatore Cascio, Davide Sciacchitano, Giulia Leone,
Soldati dell’epoca della peste (‘600)
Scenografie : Gaspare Giurlando
Costumista : Ester Gassiraro
La rappresentazione riprende e tradisce (volutamente, s’intende, in quanto ‘ripropone’ e in certo modo ‘traduce’ in chiave contemporanea) le fonti dirette sulla figura e sulla predicazione di Giovanni detto ‘il Battista’.
Si tratta di una drammaturgia che si ispira, anche, ai modelli della ‘sacra rappresentazione’ (così come essa s’insinuò, e già a partire da Sant’Agostino – e contro l’idea ‘sacrale’ e antiteatrale di Tertulliano – nel tessuto, nello scheletro, delle rappresentazioni medievali), pur cercando di non derivarne la caratterizzante immobilità iconografica.
L’abbassamento dei personaggi (che talvolta possono apparire ‘troppo umani’) è desunta interamente dalla teologia paolina della ‘kenosis’ (abbassamento, svuotamento), qui letta come chiave di volta del finito.
Ogni sacralità del testo è interamente desunta dai margini della storicità degli eventi, e quindi sarà da ripercorrere in scena attraverso la resa quanto più fedele dei ‘limiti’ dell’umano quando essi incontrano l’abisso di Dio.
In parole povere: quello che si è cercato di scrivere (e descrivere) è la figura di un santo che scopre gradatamente – e in modo drammatico – la propria santità. Non un santo già santo. Ma un santo che diviene tale portando la propria umanità al limite del comprensibile sino al martirio.
Anche Cristo, comparsa in questo dramma, viene introdotto come uomo alla ricerca di Dio, e non come coscienza tranquilla (e tranquillizzante) di un Dio già da sempre Dio. E’ come se l’infinito, riprendendo San Paolo, avesse scelto ‘ciò che non è’, piuttosto che ciò che è; ovvero il proprio svuotamento (kenosi) e non la propria gloria.